Cagliari e la (dimenticata) manutenzione
Ha ragione il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, quando parla di una città nella quale è stato costruito tanto, troppo, e probabilmente senza pensare. Senza pensare alle conseguenze, alle manutenzioni, alla sostenibilità delle opere che venivano realizzate, specialmente per mano pubblica.
Andiamo con ordine. Dal mio punto di vista, parliamo di un problema non circoscrivibile a pochi anni fa, alla consiliatura scorsa e nemmeno a quella precedente ancora. Si tratta di un fenomeno che è durato fino ai tempi attuali, per più di un decennio. La città si è espansa dal punto di vista abitativo privato, poco o nulla dal punto di vista abitativo pubblico, ma son state fatte numerose opere d'uso pubblico che oggi presentano dei problemi.
Conseguenze di questo modo d'agire sono state, complice la mancanza di un nuovo piano di edilizia pubblica, il rincaro dei prezzi delle abitazioni e il conseguente "spopolamento" della città a favore dei centri confinanti o dell'hinterland, più appetibili per le tasche delle giovani coppie con stipendi e salari precari o bassi (o entrambe queste categorie).
Dal punto di vista delle opere pubbliche, il concetto di "cattedrale nel deserto" è abbastanza calzante ed esemplificativo del costruire pubblico a Cagliari. Per fare alcuni esempi, i parcheggi multipiano spesso deserti, la piscina olimpionica di Terramaini, il parco della musica, piazza Maxia, Terminal crociere e altri. Esempi di opere che non sono del tutto negative, o inutili. Tutt'altro.
Ma per queste opere non è stato pianificato a dovere il loro ciclo di vita, la loro funzione, il loro raccordo con la comunità cagliaritana. Provo a spiegarmi meglio, perchè prendere come esempio piazza Maxia, archetipo di scavo archeologico prestato a ufo-piazza che di notte manco E.T. vorrebbe vedere, sarebbe troppo facile, per mostrare quanto i cittadini che ne fruiscono non l'abbiano nè voluta nè gradita.
Voglio invece prendere ad esempio la piscina olimpionica di Terramaini, che a mio modo di vedere comprende piccoli e grandi problemi riscontrabili in diverse altre realtà cittadine.
Io nel mio piccolo da consigliere della Municipalità di Pirri e presidente della Commissione sport, edilizia sportiva e politiche giovanili, mi son fatto una personale opinione, soprattutto dopo un sopralluogo per verificare le condizioni della struttura interne, esterne e di comunicazione.
L'impressione che ho avuto è di una struttura costruita perchè ce n'è stata la possibilità (per fondi, volontà politica e quant'altro), dalla quale però non è scaturita la visione/proiezione di utilità futura necessaria per poterla valorizzare. I suoi problemi? Partiamo dall'esterno: viabilità. Accedere a questa struttura in modo sicuro è un rischio continuo. Gli automobilisti, si sa, se non sono costretti a fare determinate manovre per gli ingressi riescono a essere "creativi", e ad esempio tagliare doppie strisce continue o singole continue, ed andare contromano. Questo è quello che accade, con un pericolo continuo, all'esterno della struttura. Nel piazzale, la parte di verde che fa da corredo alla struttura è in stato di abbandono. I pannelli solari (per l'acqua calda degli spogliatoi) circondati da sterpaglie di ogni genere. All'interno, ringhiere arruginite, infiltrazioni e quant'altro.
Non è insomma un bel vedere o comunque una situazione che faccia pensare a una struttura d'eccellenza nel suo genere.
Il tutto è corredato dall'assenza (vera protagonista) di un impianto che renda la piscina realmente sostenibile: il fotovoltaico. Non è nemmeno predisposta, per l'installazione del fotovoltaico.
Attualmente si utilizzano ecomostri come gasolio e corrente elettrica per provvedere ai fabbisogni della piscina. Con costi esorbitanti, tanto che la Federazione Italiana Nuoto ha detto "No grazie" alla gestione della piscina che ha curato per qualche tempo.
Ma prima della realizzazione ci si è dimenticati dei costi posteriori alla realizzazione della struttura?
La manutenzione è evidentemente carente, se basta del vento a scoperchiare parte del tetto, o se ci sono infiltrazioni. Se non è così, sarà allora stata progettata male? Allora perchè non ci si accerta che i lavori siano fatti a regola d'arte alla consegna delle strutture?
Pensando in grande, invece: perchè non si è pensato di completarla, la struttura, con piscina di riscaldamento, piscina per i tuffi, ecosostenibilità energetica?
Pensiamo ancora più in grande: perchè non si è ad esempio pensato a un Polo sportivo "acquatico", data la vicinanza col canale di Terramaini? Questo canale già ora è navigabile, e per ben sette chilometri, fino ad arrivare al porto di Su Siccu. A fine 2011 si è anche svolta una manifestazione, "Kalaremando" della Società Canottieri Ichnusa, che ha visto decine di atleti remare e pagaiare dal porto di Su Siccu fino a costeggiare la piscina di Terramaini.
Perchè fermarsi ad un punto che non risolve i problemi ma anzi li moltiplica, con ulteriori spese per la comunità?
Queste sono domande con cui l'Amministrazione comunale attuale, con l'aiuto della Municipalità di Pirri per quello che le compete sul territorio dell'ex comune, dovrà necessariamente cercare di dare risposta con azioni concrete, pur nelle ristrettezze dovute alla situazione economica.
Consigliere della Municipalità di Pirri




